La loggia

La loggia
Gabriele D’annunzio

Settembre, il tuo minor fratello Aprile
fioriva le vestigia di San Marco
a Capodistria, quando navigammo
il patrio mare cui Trieste addenta
cò i forti moli per tenace amore.

Capodistria, succiso adriaco fiore!
Io vidi nella loggia d’un palagio
nidi di balestrucci appesi a travi
fosche, tra mazzi penduli di sorbe.
Cinericcio era il tempo, umido e dolco.

Or laggiù, pel remaggio senza solco,
tu certo aduni i neribianchi stormi,
e quelli di Pirano e di Parenzo,
che si rincontreranno in alto mare
con l’altra compagnia che vien di Chioggia.

E son deserti i nidi nella loggia,
e dei mazzi di sorbe son rimase
forse le canne appese pel lor cappio.
S’ode nell’ombra quella parlatura
che ricorda Rialto e Cannaregio.

Una colomba tuba dal bel fregio.

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