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 Poesie >>Gabriele D'annunzio ::..
I pastori
Gabriele d'annunzio





Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?
 

Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese,

 
 

La pioggia nel pineto || L'onda || La sabbia del tempo  || La boccuccia || Le mani
La sera fiesolana || O falce di luna calante || In sul vespero || Nella belletta
La loggia || I pastori || Lungo l'affrico || Il vulture del sole || L'ala sul mare || Tristezza